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Noto. Festa di San Corrado, parole profetiche di Mons. Rumeo

Il tempo presente racconta di sofferenze e inadempienze, di rallentamenti e gravi omissioni, di logiche, progetti e poteri forti che hanno trasformato Noto e dintorni in terra di conquista.
Tempo di lettura: 2 minuti

Un’omelia di chiara impronta profetica quella tenuta ieri dal Vescovo di Noto, Salvatore Rumeo, durante la celebrazione eucaristica per la festa del Patrono San Corrado. Un appello forte, con cui Mons. Rumeo ha evidenziato che è

“così triste vedere come molti cristiani riducano il cristianesimo all’osservanza di qualche comandamento. Il cristianesimo è qualcos’altro! Non è l’osservanza della legge per la legge: è un incontro di salvezza, è questione di puro amore! …Oggi siamo qui – ha proseguito il Vescovo – a onorare e venerare il nostro Patrono San Corrado. A tutti i fedeli, San Corrado è presentato come un credente convertito che ha testimoniato una fede schietta e incrollabile nel Signore Gesù e, al tempo stesso, si è fatto pellegrino sulle vie dell’umanità immersa in mille fragilità. San Corrado offre l’esempio di una dedizione, senza riserve, al servizio dell’uomo mendico e sofferente!
I Santi ci sono ancora, sono sempre vivi e attuali, non vanno mai in soffitta, perché rappresentano un affasciante commento vivo del Vangelo. La loro vita è l’illustrazione della Buona Notizia che Gesù ha donato all’umanità: Dio è nostro Padre e sta vicino ai suoi figli.
Mons. Salvatore Rumeo da quando si è insediato sta tentando uno slancio missionario in grado di determinare “la propagazione del Vangelo”, quella per la quale l’apostolo Paolo spese tutta la sua vita rendendosi “strumento” a servizio dell’opera di salvezza del Signore: “Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro” (1 Cor. 9,22-23). Le sue parole omiletiche in occasione della festa del Patrono, sono quelle di un pastore che non si muove nella logica “di esercitare il compito di un funzionario ecclesiastico”. Colpisce infatti la sua mentalità non “curiale” ma “dialogale e pastorale”. Sembrerebbe un fatto scontato, ma tanto scontato non è, perché il rischio di cadere nell’esercizio di una “burocrazia religiosa” è sempre in agguato a danno di una visione kerigmatica e carismatica del proprio ministero.
Ed ecco allora che rivolgendosi a San Corrado, Mons. Rumeo esprime, quasi con tono confidenziale, parole sapienziali, di rilevanza profetica e di visione kerigmatica della fede, e che fanno molto riflettere:

“Carissimo fratello San Corrado, oggi più che mai chiediamo supplici la tua protezione su Noto e sull’intera Diocesi.
La storia racconta della bontà e della passione del popolo netino, dell’amore verso le tradizioni e l’attaccamento ai fasti di un tempo che non è più. Dal giorno dell’elezione a Vescovo di Noto, la mia personale biblioteca si è arricchita di volumi, studi e saggi sulle città della nostra Diocesi, e in modo particolare, su Noto «città ingegnosa che mai fu conquistata». Preziose testimonianze di laici e sacerdoti, diversi presenti ora in questa celebrazione, cultori della fede e dell’amore patrio.
Il tempo presente – ha detto Rumeo – racconta di sofferenze e inadempienze, di rallentamenti e gravi omissioni, di logiche, progetti e poteri forti che hanno trasformato Noto e dintorni in terra di conquista. Altro che «numquam vi capta!».
Noto non ha più voce, la fama per la sua manifesta bellezza si va sostituendo – ha proseguito il vescovo – con il progetto di una città dove tutto è possibile, dove le politiche agrarie sono in libera caduta e i casolari e le masserie della nostra fertile e invidiata campagna diventano location per il turismo di nicchia e, purtroppo, non solo. A Noto non conviene ammalarsi perché le politiche sanitarie regionali stanno trasformando il nostro ospedale nell’ennesimo gigante addormentato da svendere, per l’occasione, al milionario di turno. E noi, non possiamo rimanere inermi, con le mani in mano!”
La voce profetica di Mons. Rumeo diventa più rilevante e pungente nel momento in cui nella sua esortazione omiletica afferma che “A Noto non esistono regole e la cultura, quella vera, stenta a decollare viaggiando su binari morti. Ciò che fu culturalmente costruito dalla genialità e operosità di molti oggi perde la sua forza originaria! Chi vuole creare laboratori, contenitori di speranza e spazi di riflessione per la crescita culturale stenta a trovare nei singoli o nelle associazioni, validi alleati con cui intraprendere percorsi di maturazione intellettuale. Non condividiamo l’idea che l’unica agorà sia quella virtuale dove, senza cognizione di causa, tutti si assurgono a paladini o detentori della verità.
La coscienza critica viene messa a tacere dalla mediocrità imperante e il progetto dei mecenati del profitto sta trasformando la città in una sorta di slot machine dove la morale dice che, anche con la complicità del dio denaro e di qualche affarista di turno, tutto è lecito e possibile: ma non è così perché, come affermava Martin Luther King «la libertà propria finisce dove inizia quella degli altri”.
Alle comunità cristiane, alle istituzioni civili, alle famiglie, alla scuola, ai cittadini che, nonostante tutto, continuano ad amare Noto, tu caro San Corrado – prosegue Rumeo – ricordi la necessità di alzarsi, di camminare, di progettare in tempi brevi, percorsi di vera umanità dove le relazioni dicono rispetto, accoglienza, amore disinteressato, dialogo e ospitalità gratuita”.
Il vescovo netino nella parte finale della sua omelia ha esortato la Chiesa netina ed “essere capace di incidere concretamente sulla realtà sociale. Le comunità si diranno veramente cristiane – ha affermato – solo se disposte a servire il Regno di Dio con le parole dell’annuncio ma soprattutto con la stessa comunione che anima la vita di coloro che sono impegnati a scrivere pagine di vero cristianesimo e di sana storia civile. La sfida urgente riguarda la costruzione di nuovi modelli educativi che dicano vera umanità e misericordia perdonante favorendo la nascita della civiltà dell’amore e del rispetto. Mons. Rumeo ha chiuso la sua esortazione auspicando che “l’esempio di San Corrado illumini le menti delle donne e degli uomini del nostro tempo, ravvivando la fede, animando la speranza e accendendo la carità, affinché ciascuno si senta attratto dalla bellezza di Dio e nessuno si smarrisca nelle nebbie del non senso e della disperazione, e che la «terra netina» che ospitò San Corrado, pellegrino di Dio, non disdegni di ritornare ad essere pagina vivente di vera umanità e santità”.
Una omelia, dunque, con una chiara visione evangelica, e dalla quale scaturisce l’auspico del vescovo netino di sollecitare la sua chiesa locale a muoversi, specie che ora che la diocesi si accinge a ricordare i suoi 180 anni, nella direzione di una nuova riflessione per portare il “fuoco evangelico” nei suoi “luoghi” fondamentali: la parrocchia anzitutto, quale “luogo privilegiato” in cui rivitalizzare, con appositi organismi di partecipazione, la pastorale catechetica, liturgica e della carità, la pastorale giovanile, dei gruppi, dei movimenti e del volontariato; e poi “il territorio” con tutte le sue variegate articolazioni sociali e di quartiere.

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1 commento su “Noto. Festa di San Corrado, parole profetiche di Mons. Rumeo”

  1. Teo logo e cattolico radicale

    Purtroppo è difficile, oggi come non mai , l ‘ eradicazione totale della mentalità materiale e immanentista, la fede ferrea nel presente e nella realtà spazio temporale. Le aspirazioni di ognuno sono rivolte alla vita nel tempo. La vita nel tempo è solo un mezzo per raggiungere la vita eterna non un fine in sé stesso . I desideri della carne sono rivolti alla realtà materiale, quelli dello spirito nobilitano la vita nel tempo e preparano e ottengono l ‘ingresso nella vita al di là del tempo. Ma solo la docilità all ‘azione trasformatrice e santificante dello spirito di Dio , trasformandoci di gloria in gloria , può permettere questo . La lotta è contro potenze invisibili che sviano dal cammino . Ma poter vivere in eterno in comunione con il popolo di Dio e con Dio esige santità, difficile oggigiorno , come non mai , parlare di realtà invisibili, di demonio di inverno e di santità. Ma bisogna farlo .

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