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Modicaltra. Si parla della legge sull’autonomia differenziata

Tempo di lettura: 2 minuti

Mercoledì 28 agosto   prossimo, alle  19,  a Modica, presso il parco “san Giuseppe ‘u Timpuni”Francesco Pallante – professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino e recentemente autore per Einaudi del volume “Spezzare l’Italia” – parlerà della legge sull’autonomia differenziata, mostrandone sia il funzionamento e le logiche di fondo, che le ricadute concrete a livello nazionale e locale.

Sarà l’occasione per introdurre in città un dibattito sano e costruttivo su un tema delicato e decisivo per le comunità del sud del Paese. L’incontro è promosso dall’Associazione “Modicaltra”, ed è ad ingresso libero.

Sarà presente, inoltre, un banchetto per la raccolta firme per il referendum abrogativo della legge n. 86/2024 sull’autonomia differenziata, a cura del Comitato cittadino per il referendum sull’autonomia differenziata.

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4 commenti su “Modicaltra. Si parla della legge sull’autonomia differenziata”

  1. Articolo 37 statuto siciliano, 10 miliardi di euro l’anno. Inutile qualsivoglia dibattito su temi costituzionali non rilevanti se non si fa valere ciò che è già di diritto ma viene violato sistematicamente da anni e anni. Perdite di tempo e allontanamento dal reale problema.

    L’autonomia differenziata ed il referendum abrogativo non hanno nessuna importanza.

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  2. 10 miliardi di euro l’anno non sono sufficienti neppure per pagare il caffè ai deputati regionali. Capisco che l’ordine di grandezza delle cifre non è neppure minimamente conosciuto.
    L’autonomia differenziata sarebbe una calamità, poichè la Sicilia non sarebbe in grado di autosostenersi finanziariamente… certo qualcuno è convinto che non è così, pensa di essere in una regione ricca, ma purtroppo non è così, lo dicono tutte le opere pubbliche incomplete e scadenti, in parte anche per incapacità dei Siciliani di spendere bene quelle poche risorse che arrivano.

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  3. Anonimous, se 10 miliardi che ci spettano, all’anno, e continuerò a ripeterlo all’infinito, le sembrano pochi, forse non ha il senso dei rapporti economici.

    Si rapporti al ponte ed ai suoi costi, e penso capirà quanti ponti, non necessari, potremmo costruire.

    Se questi soldi preferisce li tenga lo stato o altre regioni, visto che ci spettano e non dobbiamo elemosinarli, e preferisce continuare sulla strada dell’inferiorita siciliana e del peso che ha questa regione rispetto a regioni del nord, allora non mi esprimo sulla sua fedeltà a questa terra.

    Se preferisce che Irap, Iva ed altri gettiti di aziende che fatturano in Sicilia non rimangano qui, come da sentenza della Corte costituzionale, allora fanno bene i lombardi o altri a dire che siamo un peso per l’Italia.

    Le poche risorse disponibili perché? Perché la maggior parte delle persone non conosce questa verità, ed i politici la tengono ben bene nascosta. Come mai?
    Questa terra sarebbe ricca, se solo lo si volesse e si pretendesse ciò che è nostro.

    Politici, dove siete? Argomento scottante?

    A noi cosa interessa se su si gestiscono poteri e soldi o si vogliono fare i cavoli loro o farsi la Repubblica cisalpina? L’importante è che noi riceviamo quanto ci spetta dalle aziende che fanno profitto in questa terra, per statuto, non perché lo dico io. E non che si affermi che siamo incompetenti, che abbiamo poche risorse o che ce lo meritiamo.

    Se vuole votare al referendum, faccia pure. Ma a nulla serve se tanto non lotta per avere ciò che è nostro. E di nostro, non ci sarebbero solo i miliardi, vi sono altre violazioni di statuto, a partire dalle competenze in diversi settori e dai poteri mai consegnati alla Sicilia.

    Sarebbe la prima regione per ricchezza, ma per lei, sono bruscolini, ci si può rinunciare, non è fondamentale. Per lei il problema è che quelle poche risorse le spendiamo male… Pertanto, trovo qualcosa che non torna in questo ragionamento, oltre al solito autorazzismo e ai già detti luoghi comuni nordici che a quanto pare si sono instillati anche dentro l’isola.

    Gliela giro io, adesso, la domanda: ma lei è ‘siciliano puro’?

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  4. La Sicilia non è vittima, ma sarebbe protagonista solo se non ci fosse spreco di soldi e la sonnolenza dei siciliani che preferiscono una giornata al mare ad un turno di lavoro. Essere a Statuto Speciale, le permette e consente di gestire direttamente le risorse di cui dispone e che gli arrivano dallo stato centrale. È una costola perché male amministrata e il clientelismo che la fa da padrona, assorbe quello che dovrebbe essere per l’economia vera. È tutto approssimativo, e finché la ricchezza la producono gli altri non ci si sveglierà mai dal torpore che dà l’incapacità.

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