
Un campione di 3 mila cittadini, sparsi per tutta la penisola, di età compresa tra i 18 e i 70 anni. Sono loro i protagonisti della ricerca “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell’Osservatorio sul gioco pubblico”, condotta da SWA IGT e presentata lo scorso mese a Roma.
Nocciolo della questione è stato quello del concetto di divertimento, dal momento che per 5 milioni di giocatori esiste una forte connessione tra di esso e il gioco. “Più del 5% dei partecipanti al sondaggio inserisce i giochi a vincita in denaro tra le cose preferite o comunque più divertenti da fare durante il proprio tempo libero-commentano dalla redazione di Gaming Report – un dato interessante e che deve essere legato anche al concetto di vincita potenziale. Inoltre, gli italiani valutano 77 euro un’ora di ‘divertimento genuino’ passata a giocare a giochi con vincita in denaro. Molto di più rispetto ad attività come escursioni e trekking, per le quali si spendono meno di 50 euro, o assistere a competizioni sportive dal vivo o in tv, ferme a 55 euro”.
Nelle pagine della ricerca, analizzata dal team di Gaming Report, uno spazio particolare è dato poi alla diffusione dei principali giochi e quello che emerge è che Superenalotto e Gratta e Vinci sono le tipologie più frequenti (solo l’1% dice infatti di non conoscerlo). “Sono anche le tipologie di gioco in cui si registrano le percentuali più alte di giocatori che dicono di farne uso almeno una volta a settimana, ma le statistiche veramente interessanti sono quelle che mettono in comparazione la fruizione solo digitale o solo terrestre– continuano ancora Gaming Report –se per Gratta e Vinci, Superenalotto e Lotto la quota del comparto tradizionale è molto forte (tutte sopra il 60%), in settori come VLT e AWP si afferma una fruizione ibrida, che include sia il digitale che il terrestre, mentre per il betting l’online ha superato il fisico (39% contro il 25%)”.
Di fronte a dati di questo tipo la parola “riordino” si fa sempre più urgente e più attuale. Lo ha ricordato, proprio a margine della presentazione della ricerca, Elisabetta Poso, rappresentante dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato: “Da tempo si parla di riordino del gioco fisico e noi siamo chiamati a fornire supporto al legislatore per tutto ciò che occorre al corretto dimensionamento dell’offerta del gioco sul territorio. L’offerta, come sempre, va considerata in relazione alla domanda. E su certi temi si ragiona senza emotività, bensì con confronto reciproco e unanimità nel prendere le giuste decisioni”.
Un comparto che genera ogni anno 12 miliardi di euro per l’erario statale non può infatti essere messo da parte e dopo il settore online adesso la riforma dovrebbe guardare anche al mondo tradizionale, quello fatto di sale, centri e casinò sparsi sul territorio e che ancora raccolgono la preferenza di migliaia di italiani.