
La creazione di una strategia comune, una vera e propria azione di sistema, come prosecuzione dell’attività portata avanti dai progetti finanziati per sostenere le vittime di tratta è un percorso possibile. Soprattutto perché mirata a raggiungere un obiettivo, vale a dire una governance condivisa tra i vari enti che si occupano di contrasto alla tratta. Sono azioni comuni a tutti: dagli enti istituzionali, che si interfacciano periodicamente alla lotta, agli enti antitratta. Sono strategie che partono dall’esperienza per individuare quali le azioni a supporto delle attività di contrasto da parte degli enti antitratta. E’ questo il percorso delineato ed emerso in occasione del vertice tenutosi lunedì e martedì appena trascorsi a Caltanissetta durante gli appuntamenti che sono stati promossi dalla cooperativa Proxima Ragusa, dall’associazione Penelope Catania e dalla Casa dei giovani di Palermo che, in tutta la Sicilia, si occupano di contrastare il fenomeno delle vittime di tratta. Per la prima volta l’argomento è stato affrontato in una seduta comune con i rappresentanti delle Direzioni distrettuali antimafia e delle squadre mobili operanti nell’isola. Ma, soprattutto, c’erano Monica Zanetti e Sergio Lipari in rappresentanza del Dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. “Abbiamo appurato – hanno detto – la passione di chi lavora in queste associazioni e lo fa con una professionalità molto alta. La Sicilia è una regione di frontiera che può essere proposta come esempio altrove per i progetti di contrasto”.
Dal confronto avviato nella due giorni è emerso come sia indispensabile rafforzare la rete esistente e come sia sempre più necessario condividere una serie di procedure. Il sistema regionale di coordinamento è esportabile a livello nazionale. Anche se risulta fondamentale operare tutti assieme, con un approccio multiagenzie. I rapporti dell’Oim mostrano che ad Augusta, Pozzallo e Catania il numero delle vittime è molto alto. E’ stato auspicato che l’azione penale possa interfacciarsi con chi si occupa di protezione così come la protezione massima deve interfacciarsi con chi può reprimere i trafficanti. Da alcuni dati illustrati durante gli appuntamenti della due giorni è emerso che il 90% delle vittime di tratta è costituito da minorenni. Fondamentale, quindi, diventa la collaborazione con la Procura e il Tribunale per i minori. In alcune realtà siciliane, come possono essere le province di Caltanissetta o Enna, la tratta si può per lo più considerare un fenomeno di rimbalzo. E’ stato anche messo in evidenza il progetto di collaborazione avviato con un magistrato nigeriano destinato a fungere da collegamento per attivare delle indagini nel Paese africano.
Tra gli elementi per il contrasto al fenomeno della tratta da segnalare: la tempestività nell’intervento; l’approccio dell’operatore di polizia; l’aspetto della vulnerabilità. L’attività dello sbarco mira alla individuazione della nazionalità e a informazioni generali per identificare le vittime e collocarle in protezione. In questo senso risulta fondamentale il ruolo degli interpreti. Per chi opera in questo settore, inoltre, è cruciale l’emancipazione delle vittime come obiettivo principale. “Ci ha fatto piacere – sottolinea Ausilia Cosentini, coordinatrice del progetto Fari 2.0 della cooperativa Proxima – che l’esperienza siciliana sia stata individuata come realtà da prendere a modello. Significativa anche la nostra collaborazione con l’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni”. Aggiunge il presidente di Proxima, Ivana Tumino: “E’ stato un confronto molto proficuo e positivo che speriamo possa condurci verso il giusto approdo. Il fenomeno deve essere analizzato e sondato con gli strumenti adeguati e nella maniera migliore”. La seconda giornata di incontri ha puntato la propria attenzione sulle “Esperienze territoriali in un quadro multiagenzia”. Luca Pianese dell’Oim ha parlato della vulnerabilità delle vittime di tratta e dell’identificazione preliminare mentre Stefania Russello dell’associazione Casa dei giovani si è occupata di affrontare gli aspetti concernenti il sistema antitratta, dall’emersione all’inserimento sociale delle vittime. Quindi Ausilia Cosentini ha realizzato un focus sulle tipologie di sfruttamento mentre Oriana Cannavò dell’associazione Penelope si è soffermata sulle modalità di coordinamento tra gli attori coinvolti.